CCNL Vetro e Lampade: istruzioni operative per il versamento al Fondo Fasie

Trasmessa dal Fondo Fasie, la prassi da seguire per una corretta comunicazione con il Fondo Sanitario per le aziende che applicano il CCNL Vetro e Lampade

Le tariffe annue per il 2020 sono riassunte nella seguente tabella:

QUOTA AZIENDA € 156,00

QUOTA LAVORATORE

Quota annua

Quota mensile

VETRO E LAMPADE € 36,00

€ 228,00 lavorarore con 1

familiare

€ 324,00 lavorarore con 2

o più familiari

€ 3,00

€ 19,00

€ 27,00

OPZIONE STANDARD € 189,00 € 15,75
OPZIONE STANDARD

con iscrizione del/dei familiari

€ 198,00 per ogni familiare

€ 384,00 per ogni convivente

€ 16,50 per ogni familiare

€ 32,00 per ogni convivente

OPZIONE EXTRA € 339,00 € 28,25
OPZIONE EXTRA

 con iscrizione del/dei familiari

€ 198,00 per ogni familiare

€ 384,00 per ogni convivente

€ 16,50 per ogni familiare

€ 32,00 per ogni convivente

OPZIONE PLUS € 867,00 € 72,25

Il contributo a carico dell’Azienda, pari a 156,00 € per singolo dipendente iscritto al Fondo,sarà versato un’unoca soluzione entro il mese di gennaio 2020.

Il contributo a carico del dipendente, sia per la propria quota che per la quota di eventuali familiari e / o conviventi iscritti al Fondo come paganti, dovrà essere versato al Fondo su base mensile entro il giorno 16 del mese successivo di competenza.
Il Conto corrente a cui effettuare i versamenti è il seguente:
IBAN: IT87D0832703211000000005743
Intestato a:
FASIE – Fondo assistenza sanitaria integrativa BANCA DI CREDITO COOPERATIVO DI ROMA

Il compimento di atti gestione societaria non esclude la subordinazione dell’accomandante di SAS

In tema di società di persone, nello specifico una SAS, il compimento di atti di gestione o la partecipazione alle scelte societarie da parte del socio accomandante, non escludono in senso assoluto la sussistenza di un rapporto di lavoro subordinato, laddove si fornisca prova che l’attività lavorativa è prestata sotto il controllo gerarchico di un altro socio munito di poteri di supremazia (Corte di Cassazione, sentenza 22 gennaio 2020, n. 1396)

Una Corte di appello territoriale, confermando la sentenza del Giudice di prime cure, aveva rigettato la domanda proposta da un socio accomandante di una SAS per l’accertamento della natura subordinata del rapporto di lavoro intercorso con la società, titolare di una farmacia, nella quale il ricorrente aveva svolto funzioni di direttore.
In base ai riscontri effettuati dal primo giudice, la società convenuta era proprietaria di tre farmacie e il ricorrente aveva acquisito una quota sociale ed assunto la carica di direttore responsabile; in concomitanza con tale ruolo, la società gli aveva rilasciato una procura speciale per la gestione amministrativa della farmacia. Orbene, a fronte di tale ruolo di primaria importanza, il ricorrente non aveva provato la sussistenza di una etero-direzione, intesa come assoggettamento al potere direttivo e disciplinare del datore di lavoro. Viceversa, dalla documentazione era emerso che la farmacia era gestita in assoluta autonomia ed erano carenti i requisiti presuntivi della sussistenza di un rapporto di lavoro subordinato.
In appello, poi, il lavoratore aveva fatto leva sulla carente disamina del rapporto sociale con i soci accomandatari, che dovevano essere considerati datori di lavoro, oltre che amministratori. La Corte di merito, però, aveva rigettato la censura, argomentando che nelle società di persone un rapporto di natura subordinata è ravvisabile sempre che le prestazioni del socio non integrino un conferimento previsto al contratto sociale e che l’attività lavorativa sia prestata sotto il controllo gerarchico di un altro socio munito di poteri di supremazia. Nel caso in esame, invece, la prestazione del ricorrente “integrava un conferimento previsto dal contratto sociale”, poiché, ai sensi della normativa di riordino del settore farmaceutico (L. n. 362/1991), nell’ipotesi in cui una società di persone abbia come oggetto esclusivo la gestione di farmacie, i soci sono farmacisti iscritti all’Albo e la direzione della farmacia gestita dalla società deve essere affidata ad uno dei soci che ne è responsabile (art. 7).
Ricorre così in Cassazione il lavoratore, che contesta l’argomentazione della sentenza secondo cui l’apporto era qualificabile come conferimento del socio d’opera, desumendo tale qualità dalla assunzione della direzione della farmacia.
Per la Suprema Corte, il ricorso presenta profili di inammissibilità, il cui rilievo ha carattere pregiudiziale.
In punto di diritto, invece, la sentenza ha correttamente richiamato l’orientamento interpretativo di legittimità secondo cui, con riguardo alle società di persone, è configurabile un rapporto di lavoro subordinato tra la società e uno dei soci sempreché la prestazione del socio non integri un conferimento previsto dal contratto sociale e l’attività lavorativa sia prestata sotto il controllo gerarchico di un altro socio munito di poteri di supremazia. Il compimento di atti di gestione o la partecipazione alle scelte più o meno importanti per la vita della società non sono, in linea di principio, incompatibili con la suddetta configurabilità, sicché, anche quando essi ricorrano, è comunque necessario verificare la sussistenza delle suddette due condizioni (ex multis, Corte di Cassazione, sentenza n. 23129/2010).
Il ricorso, di contro, evoca la tesi dottrinale secondo cui un socio accomandante non può essere socio d’opera, perché l’art. 2322 c.c. presuppone la fungibilità del conferimento, il che non è ammissibile per la prestazione d’opera. Muovendo da tale assunto, la prestazione fornita, non potendo costituire un conferimento d’opera, inammissibile in capo al socio accomandante, dovrebbe necessariamente configurare una prestazione di lavoro subordinato, avendo i soci accomandatari il potere direttivo della società di persone.
Orbene, la sentenza, nel richiamare l’orientamento in tema di società di persone, ne ha valorizzato anche il passaggio secondo cui, pur in presenza di atti di gestione o di partecipazione alle scelte societarie, non incompatibili in senso assoluto con la sussistenza di un rapporto di lavoro subordinato, è comunque necessario verificare che l’attività lavorativa sia prestata sotto il controllo gerarchico di un altro socio munito di poteri di supremazia. Ma il ricorrente, secondo la valutazione compiuta dalla Corte di merito, sottratta al sindacato del giudice di legittimità, non ha fornito elementi probatori circa la condizione di assoggettamento al potere direttivo-disciplinare del datore di lavoro ed anzi era emerso che la farmacia era gestita in assoluta autonomia dal ricorrente.

Siglata ipotesi di rinnovo del CCNL Tessili Confapi

Firmata l’ipotesi di accordo per il rinnovo del contratto Pmi Uniontessile-Confapi 2019-2023 dei lavoratori delle piccole e medie imprese del settore tessile, della moda e affini.

L’ipotesi di rinnovo del CCNL Pmi Uniontessile-Confapi 2019-2023, prevede un aumento medio di 80 euro sui minimi (al 3° livello super) distribuito in 3 tranche: 30 euro dal 1° febbraio 2020, 25 euro dal 1° gennaio 2021 e i restanti 25 euro dal 1° febbraio 2022. Il montante contrattuale sui minimi è pari a 2.605 euro.
Considerato, per la prima volta nel settore, l’istituito dell’elemento perequativo, pari a 110 euro annui, che verrà erogato annualmente a tutti i dipendenti in forza, indipendentemente dalla situazione economica individuale, nelle aziende che non fanno contrattazione per i premi di partecipazione. Nel caso in cui siano accordi aziendali che prevedono erogazioni di importo inferiori ai 110 euro, dovrà essere corrisposta ai lavoratori una integrazione, fino al raggiungimento della cifra concordata. L’elemento perequativo va ad aggiungersi alla garanzia retributiva, già esistente, che prevede 240 euro annui per tutte quelle aziende che non fanno la contrattazione di 2° livello.
In merito al “welfare contrattuale”, è previsto l’aumento dello 0,10% del contributo destinato al fondo di previdenza integrativa “Fondapi” a favore di tutti i lavoratori iscritti.
Viene confermato il versamento al fondo integrativo sanitario “Enfea Salute”, di 120 euro annue per ogni dipendente, totalmente a carico delle aziende.